Percorsi e collezioni

Stanze dell’Imperatrice Elisabetta

Inaugurato a luglio 2012 il nuovo percorso lungo le sale “imperiali” del Palazzo Reale: un’attenta e complessa operazione di recupero, conclusa con l’acquisizione e il restauro di ben nove sale prima occupate da uffici pubblici e realizzata grazie al Comité Français pour la Sauvegarde de Venise e alla fondamentale collaborazione dei diversi organi del Ministero per i Beni e le attività Culturali, nonché della Fondazione Musei Civici di Venezia.

La decorazione di questi spazi risale al periodo asburgico, nel periodo 1836-38 in previsione dell’arrivo dell’imperatore Ferdinando I incoronato re del Lombardo-Veneto nel’38 a Milano, e nel biennio 1854-56, per la visita di stato dei sovrani Francesco Giuseppe ed Elisabetta, “Sissi”, tra il novembre del ’56 e il gennaio del ’57. L’imperatrice, poi, abiterà qui di nuovo per ben sette mesi, tra l’ottobre del ’61 e il maggio del ’62.

1. Sala dei pranzi settimanali

Contigua al grande salone d’onore, aveva la funzione di stanza per i pranzi non ufficiali e anticamera della successiva Sala del trono Lombardo-Veneto.
La decorazione, progettata e realizzata da Giuseppe Borsato nel 1836, testimonia il perdurare del gusto neoclassico ben oltre l’età napoleonica.
Alle pareti, pregevoli affreschi policromi a candelabro sono riquadrati da marmorini dai delicati toni grigio-viola e verde-oro e intervallati da figure alate a rilievo di stucco dorato. Il soffitto a volta, decorato a “grottesche”, poggia su un fregio perimetrale su cui si susseguono figure di divinità marine.Oltre ai mobili neoclassici originali, si segnala il fastoso centro-tavola francese in bronzo dorato (non originario della reggia).

2. Sala del trono Lombardo-Veneto

Anche in questa sala il decoro è opera di Giuseppe Borsato, che lo realizza nel 1838 in previsione dell’arrivo dell’imperatore Ferdinando I, nella veste di re del Lombardo-Veneto. Questa sala si trasforma in sala d’attesa quando la più ampia sala successiva sarà utilizzata per le udienze private, prima dell’imperatore o del vice-re, poi dell’imperatrice Elisabetta.
Alla base della volta del soffitto, a chiaroscuro con elementi architettonici trompe l’oeil, sono affrescati riquadri con armi classiche e due stemmi del regno lombardo-veneto, col biscione visconteo di Milano e il leone marciano di Venezia, sovrastati dalla Corona Ferrea sostenuta da coppie di figure allegoriche.
La tappezzeria in rosso e oro (Rubelli – Venezia) riproduce fedelmente quella- probabilmente francese- qui posta in opera nel 1854 e conservata sotto l’attuale. Gli eleganti mobili Impero sono originali. Il grande lampadario in vetro con fiori policromi è muranese del secolo XVIII.

3. Sala delle udienze

Si tratta di una sala d’angolo, ultima tra gli ambienti ‘pubblici’, adiacente all’appartamento privato di Sissi, in cui l’imperatrice riceveva le persone accreditate.
Risalgono probabilmente alla fine del secolo XVIII, il soffitto è decorato con campiture in stucco a delicati colori e il fascione perimetrale a vegetali e grifi classici in stucco dorato su fondo verde, quando queste sale erano sede dei Procuratori di San Marco.
Per il soggiorno di Sissi e Francesco Giuseppe, tra il 1854 e il ’56 vengono rinnovati il pavimento in legno e la tappezzeria in rosso e crema, conservata sotto alla riproduzione fedele ora visibile. Le dieci grandi poltrone veneziane settecentesche intagliate e dorate che arredano la sala conservano i broccati in velluto originali. La specchiera intagliata e dorata sopra il camino è una pregevole ripresa ottocentesca nel gusto barocco veneziano e il lampadario in vetro è muranese (sec. XIX).

4. Stanza da bagno dell’Imperatrice

Questo piccolo ambiente era destinato a sala da bagno, con, in origine, una vasca in marmo.
La decorazione è sobria, con marmorini color crema e, sopra le porte, esili motivi di ripresa classico-rinascimentale. Il lampadario, della fine del secolo XVIII con pendenti in cristallo molato, proviene probabilmente dall’Europa centrale.

5. Stanza da studio dell’Imperatrice

Questa stanza, già utilizzata dalla viceregina del Lombardo-Veneto, fu anche per Sissi studiolo privato riservato alla lettura e alla scrittura. La decorazione deriva dalla sovrapposizione di interventi successivi, mentre risale probabilmente all’età napoleonica la zoccolatura a finto marmo chiaro delle pareti, sovrastata da riquadri. I riquadri minori, agli angoli e ai lati delle porte, sono dipinti a colori su fondo chiaro figure e motivi di ispirazione classico-rinascimentale, che compaiono anche sul fregio perimetrale del soffitto (di cui resta solo una porzione).
Con i rinnovamenti del 1854-’56 la decorazione viene in parte rifatta dall’ornatista Giovanni Rossi, che inserisce alle pareti gruppi figurativi allegorici, non perfettamente riusciti. Dopo il 1866 la corte sabauda italiana introduce ulteriori modifiche, come la copertura dei riquadri maggiori di pareti e soffitto con la densa tinta verde attuale.
Spicca nell’ambiente un grande mobile secretaire in stile neo-barocco, un ‘pezzo unico’ che richiama le specialità artigianali veneziane (intaglio, ricamo policromo, lacca, specchio dipinto ecc.). Interessante il lampadario muranese del primo Ottocento con gocce in vetro soffiato, risposta veneziana all’ormai dominante voga dei lampadari in cristallo di Boemia.

6. Boudoir dell’Imperatrice

Per questa piccola “stanza da toilette” destinata alla giovanissima Elisabetta viene realizzata una decorazione nuova, a opera dell’ ornatista Giovanni Rossi. Le superfici di pareti e soffitto sono tutte in finissimo marmorino dalla intonazione grigio-azzurra, con l’inclusione di micro-cristalli brillanti. Intorno, lievi ghirlande e motivi ‘capricciosi’ sono formati dall’intreccio di sottili stucchi bianchi, di ornati in colore o in oro a impercettibile rilievo e, soprattutto, di piccoli e svariati fiori policromi, tra cui spiccano mughetti e fiordalisi, in omaggio alle preferenze di Sissi. Mughetti in metallo dorato compaiono anche intrecciati agli stucchi negli angoli del soffitto e tra gli intagli sulla buonagrazia della tenda. Sulla cornice, in corrispondenza delle porte, aquile in stucco sostengono gli stemmi dei regni d’Austria e di Baviera. Il medaglione al centro del soffitto che raffigura La dea protettrice delle arti (i cui tratti del volto richiamano quelli dell’imperatrice) e La toeletta di Venere sulla parete, sono eseguiti a olio e purtroppo mal conservati
Il lampadario ‘a campana’, con cristalli molati di Boemia, è del primo Ottocento.

7. Camera da letto dell’imperatrice

Questa ampia sala servì dal 1856 come stanza da letto dell’Imperatrice Elisabetta. Non essendovi caminetto, al riscaldamento provvedeva una grande stufa ‘a colonna’ in maiolica, ora scomparsa.
La volta del soffitto conserva integralmente la decorazione neoclassica di età napoleonica, realizzata intorno al 1810. Sullo schema a scomparti geometrici dovuto presumibilmente a Giuseppe Borsato, si inseriscono figure a fresco di Giovanni Bevilacqua, dai colori soffusi (Venere e Peristera con Cupido, Venere alla presenza di Giove, Toeletta di Venere, Giudizio di Paride).
I rinnovamenti intrapresi dal 1854 comportano la posa della ricca tappezzeria neo-barocca in blu e oro chiaro, e oggi l’originale è conservato sotto l’attuale, che la riproduce fedelmente (Rubelli – Venezia).
Scomparso il letto dell’imperatrice, che sappiamo in stile barocchetto, circondato da cortine sostenute da baldacchino metallico, oggi la funzione della stanza è ricordata dalla presenza di un mobile storico d’eccezione: il letto da riposo in puro stile impero del figliastro di Napoleone, Eugenio Beauharnais (ne reca l’iniziale), vicerè del breve regno d’Italia creato dal Bonaparte tra il 1806 e il 1814. Questa dormeuse è uno tra i pochissimi mobili di età napoleonica sempre rimasti nella reggia. Gli altri pezzi della stanza sono coevi, e nel medesimo stile.
Tra le finestre vi è la pala già sull’altare della Cappella di Palazzo, La Trinità, notevole opera di Carletto Caliari, figlio del celebre Paolo Veronese, dipinta in origine per una chiesa di Belluno e requisita in età napoleonica. Nella sala sono presenti anche opere di Georg Martin Raab (Vienna 1821 – 1885), datate 1874, che ritraggono l’imperatore Francesco Giuseppe e l’imperatrice Elisabetta (prestiti a lungo termine del Belvedere di Vienna).

8. Anticamera degli appartamenti

Questo ambiente era il passaggio privato tra le stanze dell’Imperatrice Elisabetta, “Sissi” e quelle abitate dall’Imperatore Francesco Giuseppe. Dal balcone è straordinaria la vista sui Giardini reali, verso il Bacino di San Marco e la prospiciente isola di San Giorgio.
Anche questa sala conserva sulla volta la notevole decorazione neoclassica di età napoleonica realizzata da Giuseppe Borsato (1810-‘11): una regolare trama geometrica in finto cassettonato con tondi e ottagoni.
In questi ultimi, su delicato fondo verde, vi sono piccoli gruppi figurativi mitologici ripresi dalle pitture romane di Ercolano. La tappezzeria rossa, posata nel ’54, è conservata anche in questa stanza sotto alla copia attualmente in opera. Il lampadario neoclassico è in bronzo dorato.

9. Sala ovale (‘Sala dei pranzi giornalieri’)

Questo armoniosissimo ambiente neoclassico di pianta ovale era una cerniera di passaggio tra le sale ‘pubbliche’ della reggia affacciate su Piazza San Marco e gli appartamenti reali, allineati sul fronte prospiciente i giardini e il Bacino. Inoltre, vi confluivano vari passaggi ‘segreti’, a uso del personale di servizio. Durante i soggiorni di Francesco Giuseppe ed Elisabetta servì anche da sala per le prime colazioni, i pranzi e le cene private della coppia imperiale.
La sala neoclassica fu concepita e decorata per la corte napoleonica da Giuseppe Borsato nel 1810-’11. Ebbe qualche ritocco e cambiamento cromatico nel 1854 – ‘56, forse a opera di Giovanni Rossi. La decorazione è di ispirazione pompeiana con esili racemi stilizzati, targhe e medaglioni con uccelli e divinità (Nettuno, Apollo, Giunone, Api). Le pareti, scandite da finte semicolonne in stucco, sono decorate a riquadri geometrici con decori in oro a impercettibile rilievo, a chiaroscuro, a fiori policromi. Sono oggi collocati due notevoli busti-ritratto marmorei di Napoleone Bonaparte e della moglie Maria Luisa d’Austria, opere di Luigi Pizzi (1810 ca.).