Percorsi e collezioni

Wunderkammer

Nel 2013 nove sale al primo piano del Museo Correr sono state oggetto di un riallestimento, per cui è stata ricostruita una sorprendente “collezione delle meraviglie”. Oltre 300 le opere delle ricchissime collezioni civiche veneziane sono ora inserite nel percorso espositivo del Museo Correr, oggetto di uno specifico riallestimento, che rievoca il fascino di una possibile “Wunderkammer” lagunare.

Questo allestimento rivela i risultati della silenziosa e continua opera di catalogazione, studio e restauro delle raccolte. Un progetto che aggiunge un tassello ulteriore – dopo il restauro delle Stanze di Sissi – al programma di recupero e valorizzazione e al progetto di revisione dei percorsi del Museo affacciato su Piazza San Marco, per unGrande Correr”.

Teodoro Correr, artefice del nucleo più rilevante delle raccolte civiche veneziane, è ricordato nella prima sala con il ritratto e i disegni del suo palazzetto sul Canal Grande a San Zandegolà. Inoltre, la raccolta dei dipinti Correr provenienti da precedenti antiche collezioni, registra con viva immediatezza il gusto veneziano. Una sala è poi interamente dedicata a oggetti d’arte sacra, tra cui troviamo, oltre a uno straordinario dente di narvalo figurato, due dei quattro arazzi provenienti da Santa Maria degli Angeli a Murano.

Superba è la sala che riunisce ed espone, per la prima volta, un piccolo e inedito “Dio padre” di Lorenzo Lotto, uno straordinario “Ritratto di Ferrante d’Avalos” che la tradizione voleva addirittura di Leonardo, uno struggente disegno con “Sant’Anna” di Dürer e tre recenti attribuzioni a Vittore Carpaccio: una “Madonna con il Bambino” (1487 ca.), una “Pietà” (1487-’90 ca.) di straordinaria intensità emotiva e poetica, e l’eccezionale “Ritratto del doge Leonardo Loredan” (1505 ca.). Si trovano poi nel percorso di visita, dipinti su tavola di provenienza nordica, come il pregevole “Salvator Mundi” assegnato a Quentin Metsys e bottega (1495 ca.), e quadri singolari ancora da approfondire, come il curioso “Ritratto di Bernardo Bergonzi” che parrebbe opera del bolognese Prospero Fontana.

Ci sono poi rarità come il bracciale “porta sali” fatto con semi d’albicocca e testimonianze della passione e del gusto per l’Antico tra i colti patrizi veneziani del Cinquecento, rappresentate da monete e gemme greche o romane e dalle loro riproduzioni rinascimentali. I magistrali metalli realizzati a Venezia da Orazio Fortezza, lo spettacolare Stipo Venier di provenienza tedesca, i preziosi altaroli-reliquari per la devozione privata si affiancano al Servizio Correr, realizzato nel 1520 ca. da Nicola da Urbino, capolavoro della maiolica rinascimentale tra i più noti e importanti in assoluto.

Notevole anche la selezione di bronzetti e placchette, che mostra opere delle officine di Padova e Venezia dalla seconda metà del Quattrocento al primo Seicento, con i grandi nomi della produzione bronzistica e le loro botteghe: Andrea Briosco detto il Riccio, Savero Calzetta da Ravenna, Tiziano Aspetti. Tra le medaglie spiccano noti esemplari di rara qualità dovuti a Pisanello, Matteo de’ Pasti, Gentile Bellini.

Infine, nell’ultima sala, sono esposti “L’arrivo a Venezia di Ercole I d’Este duca di Ferrara“, attribuito a Lazzaro Bastiani, la grande xilografia di Tiziano Vecellio che rievoca “La sommersione del Faraone nelle acque del Mar Rosso” e quella che è forse la più nota veduta prospettica a volo d’uccello di Venezia: la xilografia di Jacopo de Barbari degli inizi del XVI secolo, composta da sei fogli di carta giuntati.

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