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Allestimento mostra La via della scrittura

LA VIA DELLA SCRITTURA

Settecento anni di arte calligrafica tra oriente e occidente

A cura di: Monica Viero e Monica Dengo

Continuano nel 2024 le ormai consolidate iniziative MUVE per promuovere presso il vasto pubblico la conoscenza e la pratica della calligrafia. Alle tradizionali masterclass organizzate dalla Biblioteca del Museo Correr verrà affiancata un’esposizione di opere specchio delle culture calligrafiche incontrate da Marco Polo nel suo viaggio verso la Cina.

In mostra le opere di sei artisti contemporanei originari di Cina, Iran, Iraq, Armenia e Italia, oltre ad una serie di documenti e manoscritti antichi conservati dalla Biblioteca del Museo Correr in lingua araba, armena, cinese e birmana, in un percorso in cui la Via della Seta diventa la Via della Scrittura.

Questo percorso ci consente di apprezzare le diverse declinazioni artistiche, storiche e culturali della calligrafia. Mentre i documenti antichi mantengono la relazione classica in cui la forma è principalmente a servizio del contenuto, gli artisti contemporanei indagano il potere comunicativo delle forme di scrittura in se stesse, anche rifiutando o rinunciando del tutto al contenuto semantico.

Ciascuno dei sei artisti si pone in una particolare relazione con la calligrafia e la scrittura a mano del proprio paese di origine, indagando ciò che le forme veicolano in quanto simboli, forme nello spazio, o segni e mantenendo una relazione di identificazione culturale con le proprie origini.

Con le opere di:

Il lavoro di Gayane Yerkanyan spesso comporta la decontestualizzazione delle lettere armene per offrire nuovi significati visivi e simbolici. Nelle sue opere non ci sono parole, il significato sono le lettere stesse. In quanto simboli del patrimonio culturale armeno, esse diventano rappresentazioni visive di una cultura, combinate in giochi astratti di forme e spazio.
Le due opere dell’artista presenti in questa mostra hanno un approccio più vicino al disegno geometrico che al segno diretto e spontaneo proprio della scrittura a mano. Il suo è un segno quasi privo di gestualità eppure carico di quelle imprecisioni che sono proprie di un lavoro manuale diretto, che non intende nascondere la propria umanità.

BIOGRAFIA
Gayane Yerkanyan, (Yerevan, Armenia, 1989)
vive e lavora ad Amsterdam dal 2015.
Dopo l’Accademia delle Arti di Yerevan e la laurea magistrale alla scuola delle arti di Utrecht in Olanda, si è occupata di graphic design e arte. Il suo lavoro spesso comporta la decontestualizzazione delle lettere armene per offrire nuovi significati visivi e simbolici. L’artista usa la lettera armena e le sue variazioni come metafora dell’individuo che cerca di definire se stesso sia come singolo che come parte della società.

 

Nelle sue opere Golnaz Fathi combina la calligrafia tradizionale con l’espressione artistica contemporanea estendendo i confini del concetto stesso di calligrafia: pur mantenendo l’essenza visiva della parola scritta, Fathi scrive ciò che lei chiama non-scritture, ossia scritture prive di valore semantico e destinate ad essere interpretate non con gli occhi, ma attraverso il cuore. L’ispirazione per i rotoli presenti in questa mostra deriva dalla poesia di Jalal al-Din Rumi (1207-1273). Ciascun rotolo ricorda una litania, una ripetizione ossessiva di forme che vorremmo leggere, ma non possiamo così come non può leggerle l’artista, nonostante abbia avuto in mente la poesia di Rumi mentre le scriveva. Queste non-scritture sembrano essere una negazione del linguaggio codificato, l’immagine paradossale del tentativo impossibile di una reale comunicazione dell’essere.

BIOGRAFIA

Golnaz Fathi (Teheran, Iran, 1972) ha conseguito il diploma in calligrafia presso l’Associazione Calligrafica dell’Iran nel 1996, un anno dopo la laurea in Graphic Design presso l’Università d’arte Azad di Teheran nel 1995. Nello stesso anno ha ricevuto un premio come miglior calligrafa donna, una delle poche artiste ad aver studiato calligrafia in Iran ad un livello così alto.
Nelle sue opere Fathi trasferisce le forme della scrittura persiana in un linguaggio artistico personale e astratto. In quanto artista donna iraniana in un mondo moderno frammentato e dissociato, Fathi ha iniziato a perseguire da subito impulsi astratti e a scrivere testi non decifrabili, ma carichi delle emozioni e dei sentimenti che le forme stesse della scrittura trasmettono.

 

Hassan Massoudy fonde le essenze del contemporaneo e dello storico intrecciando elementi delle tradizioni artistiche orientali e occidentali. Mentre mantiene il retaggio della tradizione, si distacca contemporaneamente dai suoi confini, promuovendo un’evoluzione delle forme di scrittura. Le ispirazioni per le sue composizioni sono tratte da una vasta gamma di fonti, che vanno dai versi dei poeti alla prosa di scrittori provenienti da diverse culture, alla saggezza eterna dei detti popolari. Ogni tratto del suo lavoro riflette il suo impegno incrollabile nell’esplorare le sfumature dell’esperienza umana attraverso l’arte.

BIOGRAFIA

Hassan Massoudy (Najaf, Iraq, 1944) ha studiato calligrafia classica a Baghdad e dal 1969 vive in Francia dove ha proseguito gli studi d’arte all’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi. Massoudy scrive lettere di grandi dimensioni con colori vivaci su carta o tela per creare opere che portino la tradizionale scrittura araba in un contesto contemporaneo. Ispirato da autori, poeti e filosofi orientali e occidentali, attira l’attenzione dell’osservatore sulla dimensionalità scultorea e sulla meraviglia estetica sia della forma della lettera che del processo di tracciarla su carta. Le sue opere sono leggibili e l’autore sostiene che la leggibilità è un elemento di essenziale importanza nel suo lavoro. Massoudy è divenuto importante punto di riferimento per gli artisti che si definiscono calligraffiti. Lo street artist El Seed, che usa calligrafia nella sua arte, ha affermato che il lavoro del pittore iracheno Hassan Massoudy è stato per lui una delle maggiori fonti di ispirazione: “il lavoro di Massoudy era totalmente diverso da qualsiasi cosa avessi visto prima, dalle forme delle lettere all’uso del colore. Lui ha completamente rivoluzionato l’arte della calligrafia”.

 

Sarko Meené riflette sull’esplorazione dei significati legati alla memoria, alla scrittura a mano e alle lettere armene attraverso i manoscritti di suo nonno, lo scrittore e poeta Karpis Surenyan e in particolare attraverso suo libro Il Mistero di essere Armeno: “Sono affascinata dalle pagine pesantemente modificate e barrate. Utilizzando il concetto di strati, integro il testo di mio nonno come strato fondamentale con una rete metallica come strato secondario, creando profondità e permettendo alla luce di penetrare attraverso gli strati della materia. Simbolicamente, lo strato di acciaio inossidabile rappresenta la protezione, poiché io stessa, che mi identifico in tale strato, mi pongo a difesa dell’eredità di mio nonno. L’apparenza ingannevole della rete metallica, inizialmente simile alla seta, sottolinea temi di femminilità e forza. Questi strati rappresentano vari aspetti della vita e sono il riflesso della continuità tra passato, presente e futuro”.

BIOGRAFIA

Sarko Meené (nome d’arte di Armine Sarkavagyan, Yerevan, Armenia, 1984), dopo una laurea in materie artistiche negli USA, dal 2011 vive e lavora stabilmente in Armenia. Dopo una carriera da tennista professionista e una laurea in Master of Arts and Philosophy, torna nel 2008 in Armenia dove si dedica completamente all’arte. Le sue opere si concentrano sulla memoria armena e in particolare sul lavoro di suo nonno, lo scrittore Karpis Surenyan di cui Sarko utilizza le lettere manoscritte.

Mingjun Luo esplora soprattutto i concetti di identità e di memoria. Divisa tra la cultura cinese e quella svizzera, concepisce il suo lavoro come uno “spazio terzo”, un terreno ibrido e fertile dove sviluppa il proprio linguaggio, in un continuo movimento tra Asia e Occidente.
La sua serie Break the Character contraddice la tradizione cinese presentando ideogrammi frammentati ed esplosi fino all’astrazione. La decostruzione dei caratteri cinesi e la loro perdita di valore semantico li fa diventare astratti, pur mantenendo l’essenza della calligrafia tradizionale a inchiostro. In questo modo, tutti gli osservatori sono su un piano di parità di fronte all’opera d’arte, e le due tradizioni e identità culturali possono trovare un punto di incontro e dialogo.
Sondando contemporaneamente le sue radici e la sua identità attuale, Mingjun Luo interroga il suo rapporto con il mondo, segnato dall’esilio.
Nell’opera circolare Traces of Writing, che contiene gli ideogrammi del Daodejing, testo fondamentale del taoismo attribuito al filosofo cinese Laozi, vissuto tra il IV e il V sec. a C., l’artista scrive ideogrammi che sembrano sparire in una nebbia, sciogliendosi nell’oblio. Il testo, dice, è la sua risposta alle tracce della storia che vanno e vengono, false e reali, imprevedibili.

BIOGRAFIA

Mingjun Luo, (Nanchong, Cina, 1963) ha studiato pittura a olio all’Accademia di Belle Arti di Hunan tra il 1979 e il 1983. Appassionata di storia, letteratura e filosofia occidentali, dal 1987 si trasferisce in Svizzera dove, animata da un profondo senso di nostalgia per il paese natale, riscopre la pittura a inchiostro e la calligrafia cinese, che pratica quotidianamente. Fondendo le tradizioni cinesi con le forme dell’arte contemporanea occidentale, inizia a decostruire i tratti degli ideogrammi e a riscrivere le parole, giungendo all’astrazione pur conservando l’essenza autentica della scrittura. In questo modo, tutti gli osservatori si trovano su un piano di parità di fronte all’opera d’arte, e le due tradizioni e identità culturali possono trovare un punto di incontro e dialogo.

L’opera intitolata Meravigliarsi è andare oltre i confini esplora il concetto di “scrittura sconfinata”, espresso con la perdita di definizione dei bordi delle lettere, che si dissolvono nello spazio della tela. Osservando i tratti della scrittura sconfinata, si possono intuire i gesti della mano che ha dato vita a quei segni, percepire i cambiamenti di velocità e pressione, nonché il momento in cui il pennello carico d’inchiostro tocca la superficie, generando tratti più densi e profondi.
La scrittura sconfinata si libera dalla rigidità della pagina stampata, emergendo dalla sua gabbia testuale per esplorare nuovi orizzonti espressivi e concettuali. L’organizzazione gerarchica del testo, con la sua disposizione ordinata e razionale, può essere vista come una rappresentazione tangibile del pensiero logico che permea la nostra società contemporanea. Tuttavia, tale struttura potrebbe anche essere considerata un sintomo della persistente visione antropocentrica che ci spinge a considerare noi stessi come il fulcro dell’universo. Da lontano l’opera circolare sembra un fiore, come se sconfinando oltre i bordi, le lettere diventassero un’unica forma. Alcune lettere si possono ancora leggere, arrivando a comporre la parola MERAVIGLIARSI. Vista da vicino però i segni neri diventano più foschi e la parola, perdendo definizione, si dissolve.

BIOGRAFIA

Monica Dengo (Camposampiero, Padova, Italia, 1966) è artista, docente, curatrice e organizzatrice di eventi artistici. I suoi principali campi di interesse sono la calligrafia, la scrittura a mano e il segno. Dopo aver frequentato una scuola di calligrafia e legatoria a Londra (1991-1992) e aver proseguito con studi indipendenti negli Stati Uniti (1993-1998), ha iniziato un’indagine sul legame che le persone hanno con la propria grafia. La sua ricerca artistica si concentra sulla scrittura a mano come forma di espressione profondamente connessa con l’interezza del corpo e della mente. Il suo lavoro, sia come artista che come curatrice, si concentra sulla comunicazione interculturale e sulla relazione che le persone hanno con gli scritti di altre culture.

La mostra fa parte della rassegna di calligrafia La via della scrittura, a cura di Monica Viero, che prevede due workshop di quattro giorni ciascuno nel mese di ottobre 2024 presso la sede della Scuola del Vetro Abate Zanetti di Murano, in collaborazione con MUVE Academy. I corsi prevedono la presenza di un insegnante di calligrafia occidentale e di docenti delle culture calligrafiche araba, cinese, tibetana.

Workshop e mostra si concentreranno sull’indagine delle origini dell’arte calligrafica e sui mutui rapporti di scambio tra Oriente e Occidente.

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#MarcoPolo700

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