Civiltà Veneziana
Nelle Procuratie Nuove, ideate dall’architetto Vincenzo Scamozzi (1552-1616), in cui risiedevano le maggiori magistrature della Serenissima, sono illustrati diversi aspetti della Civiltà Veneziana.
La Libreria a San Vidal accoglie monumentali librerie seicentesche in noce della famiglia Pisani, magnifico esempio di arredo classicista con influssi barocchi. Qui sono conservati manoscritti rari, volumi a stampa risalenti a epoche tra il primo Cinquecento e il Settecento e la grande raccolta delle commissioni dogali del Museo.
Le sale delle Magistrature espongono i ritratti dei Senatori e dei Procuratori di San Marco, la seconda carica dello Stato dopo il Doge, raffigurati nelle vesti ufficiali che ne esprimono dignità, decoro e servizio alla collettività. Si segnala il severo Ritratto del Bailo Giovanni Emo, ambasciatore veneziano a Costantinopoli, attribuito a Pietro Uberti (1671–1726), e il Ritratto di Vincenzo Querini di Bartolomeo Nazzari (1699–1750).
La sala delle monete vanta una straordinaria raccolta numismatica che comprende la serie pressoché completa delle monete coniate dalla Repubblica di Venezia dalle origini (ca. 820 d.C.) fino alla caduta (1797). Il percorso cronologico consente di leggere il dipanarsi della storia della città come centro internazionale di scambi. Dalle prime monete di matrice imperiale si giunge al grosso matapan di Enrico Dandolo e al ducato d’oro, poi detto zecchino, moneta simbolo del commercio internazionale di Venezia. Purezza del metallo e stabilità del peso rimarranno le principali caratteristiche dello zecchino che permarrà identico per 250 anni.
Con il mutare degli equilibri economici e l’afflusso di metalli preziosi dalle Americhe, Venezia seppe innovare, introducendo nuove tipologie monetarie. Completano la sala le oselle, monete donate annualmente dal Doge, le tessere di uso civile e commerciale, gli strumenti della Zecca e la grande tela di Tintoretto con Santa Giustina e i Tesorieri (1580).
La vocazione marinara di Venezia fu la chiave della sua potenza. Grazie alla posizione strategica tra Oriente e Occidente, la Serenissima costruì un dominio fondato con l’abilità nel commercio e sulla forza della flotta. Le galere, rapide e ben armate, furono la chiave del successo, segnando l’espansione militare della Serenissima (Stato da Mar) e garantendo la penetrazione economica della marina mercantile. La sala Venezia e il mare espone modelli di galere, strumenti di navigazione e dipinti evocativi di grandi battaglie navali veneziane contro i Turchi, tra cui episodi di Lepanto e degli scontri di Metelino.
La sala dell’Arsenale, è dedicata al cuore industriale dello Stato veneziano per la costruzione e il mantenimento della flotta, documentato da rare vedute e dipinti raffiguranti le corporazioni artigiane. Di Alessandro Longhi (1733-1813) è il bel ritratto di Angelo Memmo IV in veste di Capitano da Mar, la più alta carica della flotta militare veneziana. Nelle vetrine, modelli lignei per la costruzione delle navi e rari originali strumenti per la navigazione.
Venezia si è sviluppata sull’acqua con attenzione costante alla tutela dell’equilibrio lagunare, come ricorda l’Editto di Egnazio, scolpito nella sala Venezia Forma Urbis. Grandi vedute documentano l’evoluzione urbana tra Cinque e Settecento, realizzate da Arzenti, Heintz e Ughi.
Seguono le sale Armeria Morosini, che espongono oggetti appartenuti o legati alle gesta di Francesco Morosini (1619-1694), uno degli ultimi grandi ammiragli della flotta veneziana.
Da queste sale si accede a un altro percorso di visita lungo il contiguo Museo Archeologico Nazionale, mentre l’itinerario sulla Civiltà Veneziana prosegue nelle stanze 19-22 e 45.
Nella sala 19, Il capolavoro della maiolica del Rinascimento, è esposto integralmente il celebre “Servizio Correr”, uno dei capolavori assoluti della maiolica rinascimentale italiana, realizzato intorno al 1510 da Nicola da Urbino. L’insieme comprende diciassette piatti dipinti, destinati all’ostentazione, con storie mitologiche, letterarie e bibliche. Le maioliche si distinguono per sapienza compositiva, qualità pittorica e delicate atmosfere paesaggistiche, vicine alla sensibilità neoplatonica veneta. Proveniente dalla raccolta di Teodoro Correr, il servizio fu probabilmente commissionato da un prestigioso ambiente veneziano.
I Bronzetti veneti e veneziani del Rinascimento rappresentano un genere raffinato, destinato a una colta élite di amatori, accomunato dal gusto antichizzante e da una vivace ricerca formale e iconografica. Accanto a creazioni originali compaiono riproduzioni “da tavolo” di celebri sculture e oggetti d’uso pratico reinventati secondo il lessico decorativo “all’antica”.
La selezione esposta documenta soprattutto la produzione di area veneta, dalla seconda metà del Quattrocento al primo Seicento, con le migliori officine di Padova e Venezia. Protagonista assoluto è Andrea Briosco detto il Riccio, ispiratore della produzione padovana del primo Cinquecento, noto per la varietà dei temi, l’ironia espressiva e l’uso frequente dei bronzetti in ambito funzionale, come le lucerne.
Con l’arrivo di Jacopo Sansovino a Venezia nel 1527, la scultura veneta conosce un profondo rinnovamento in senso manierista, che trova nel bronzetto un efficace mezzo di diffusione. La sua influenza è evidente nell’opera di Alessandro Vittoria, caratterizzata da un’intensa vitalità dei gesti e dei volti, anticipatrice del Barocco. Accanto a loro operano artisti come Girolamo Campagna, Nicolò Roccatagliata e Tiziano Aspetti, che traghettano la lezione manierista verso il Seicento.
Jacopo De Barbari e l’arte della stampa xilografica. Dalla fine del Quattrocento Venezia è capitale europea dell’arte tipografica e dell’editoria, immediato ed enorme è anche lo sviluppo dell’immagine serialmente riprodotta. A due capolavori assoluti della xilografia rinascimentale è dedicata questa sezione, dominata dalla celeberrima Veduta di Venezia a volo d’uccello di Jacopo de’ Barbari (1500). Assieme alle straordinarie matrici originali in legno di pero è qui esposto il primo ‘stato’ dell’incisione. L’opera colpisce per la straordinaria perizia tecnica e per l’ambiziosa impresa di misurazione e rappresentazione della città, raffigurata ‘a volo d’uccello’ in una visione di sintesi governata da geometria e prospettiva. Documento unico della Venezia cinquecentesca, la veduta celebra la potenza commerciale e marittima della città attraverso il brulicare di navi e barche e le presenze allegoriche di Mercurio e Nettuno.
Il percorso prosegue con il Bucintoro, mitica nave del rito dello sposalizio tra Venezia e il Mare, documentata da incisioni, dipinti e frammenti decorativi.
Seguono le sale dedicate alle Feste, vivaci scene di cerimonie e divertimenti popolari realizzate da Joseph Heinz il Giovane, e alle Arti e Mestieri, che illustrano il sistema delle corporazioni di mestiere veneziane attraverso insegne, oggetti e manufatti, testimonianza dell’organizzazione produttiva e sociale della Repubblica.