Museo Correr

Museo Correr

FATHIYA TAHIRI. Sculture per il corpo.

Progetto

La mostra, organizzata dal Comune di Venezia – Musei Civici di Venezia, è posta sotto l’alto patronato di sua maestà Mohammed VI re del Marocco ed è realizzata con il contributo di Akwa Group e di Maurice et Noémie de Rothschild/Fondation pour l’Art.

La mostra propone una quarantina di gioielli in oro, argento, pietre preziose e semipreziose, disegnati e realizzati alla fine degli anni novanta dall’architetto marocchino Fathiya Tahri Joutei. L’eclettica personalità dell’artista trova espressione in una ricerca permanente nel campo architettonico come in quello della scultura, della pittura, della lavorazione del legno.

Fathiya Tahri Joutei studia a Parigi e conosce l’Italia. Affascinata dall’Art Deco come fusione tra decorazione e architettura, e comunque legata alle sue origini marocchine, non si accontenta di costruire, ma scolpisce e piega la materia. Intreccia materiali naturali come il legno, la pietra, il vetro, l’argento e l’oro. Cesella oggetti, mobili, cappe dei camini, vani delle finestre con il medesimo slancio con cui realizza gli straordinari gioielli che la mostra presenta per la prima volta in Italia.

“Fathiya conosce il linguaggio delle pietre, la musica dei metalli, il discorso del chiaro e dello scuro, del pieno e del vuoto. Tocca con mano leggera il metallo prezioso, lo accarezza, lo doma o lo aggredisce per dare infine vita all’opera inedita che accede al novero delle opere immortali…”

e ancora

“Opulente e scabre al tempo stesso, le sculture Tya affascinano per la loro grandiosa bellezza. Come la terra del Marocco, terra di contrasti dai colori esasperati e dall’intensa luminosità, esse combinano la rugosità della materia con l’acuto senso della sfumatura nelle forme, l’armonia dell’insieme, il rigore inflessibile dell’opera d’arte.”

Questi e altri intensi brani lirici della poetessa Nouzha Fassi Fihri commentano e descrivono le opere di Fathiya, nell’elegante portfolio corredato alla mostra, in cui trovano spazio anche interventi del premio Gouncourt Tahar Ben Jelloun e di Serge Lutens.