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Salone da Ballo Museo Correr

La Quadreria

Paolo Veneziano e i pittori veneti del trecento. La pittura veneziana del Trecento, ancora saldamente legata alla tradizione bizantina e soprattutto paleologa, si apre progressivamente alle suggestioni moderne e gotiche della pittura di terraferma. Caratteri più vicini alla pittura centroitaliana sono evidenti nelle Genealogie di Cristo, storie di Cristo e della Vergine mentre le Madonne col Bambino di ambito greco-veneto mantengono un linguaggio bizantino rielaborato in chiave veneziana.
Una svolta decisamente innovatrice alla pittura lagunare è data da Paolo Veneziano, il più importante artista del primo Trecento veneziano, capace di elaborare un linguaggio personalissimo in equilibrio tra il mondo bizantino e le nuove istanze gotiche. Nei pannelli con santi provenienti dalla parrocchiale di Grisolera, il modulo allungato delle figure resta fedele agli schemi iconografici bizantini, ma il colore vivacissimo, l’elaborazione dei decori e l’eleganza delle movenze indicano un’ormai avvenuta adesione alla cultura gotica.

Nel secondo Trecento emerge Lorenzo Veneziano, la personalità artistica più significativa del periodo, che elabora un linguaggio decisamente gotico, con grande limpidezza cromatica e vivacità narrativa. Nelle sue opere, caratterizzate da splendenti colori di smalto, confluiscono elementi della terraferma padana e emiliana.

Lorenzo Veneziano, Santi Giuliano (?), Marco, Bartolomeo; tre storie di san Nicolò; i santi Gabriele, Orsola e Lucia

Il Gotico fiorito. Il Gotico ha conosciuto a Venezia una stagione felice e duratura, soprattutto nell’architettura civile e privata e nella costruzione dell’immagine della città. Ne sono rara testimonianza i frammenti di decorazione a fresco con Virtù allegoriche, scoperti in una casa a San Giuliano e oggi al Museo: figure sedute su scranni gotico-fioriti, caratterizzate da un linguaggio pittorico di origine continentale, riconducibile all’ambiente padovano, ma con inflessioni venete nel colore. Per ragioni conservative è esposta in questa sala anche la Cassa della beata Giuliana di Collalto, opera realizzata tra Duecento e Trecento, che rivela un espressionismo occidentale non strettamente bizantino. La sezione comprende inoltre sculture gotiche, come frammenti architettonici, transenne marmoree e pinnacoli in pietra d’Istria con influssi francesi, e il capolavoro di Jacobello dalle Masegne, il ritratto marmoreo del doge Antonio Venier.

Nella pittura gotica, accanto alla persistenza di accenti neobizantini, emerge un aggiornamento sui modelli di terraferma, con maggiore plasticità, monumentalità e naturalismo. Artisti come Federico Tedesco, il “Maestro del dossale Correr“, Stefano Veneziano, Stefano di Sant’Agnese e Jacobello di Bonomo interpretano il linguaggio gotico veneziano con esiti diversi, tra tradizione e aperture verso il Gotico Internazionale.

Sala pittura gotica

Il primo Quattrocento e il Gotico Internazionale. Nel primo Quattrocento, a Venezia, la cultura figurativa di matrice bizantina rimane patrimonio di pittori ormai attardati, mentre l’espansione della città nell’entroterra favorisce contatti e scambi con altre capitali italiane ed europee. Nel cantiere di Palazzo Ducale operano artisti come Gentile da Fabriano, Michelino da Besozzo e Pisanello, che contribuiscono in modo determinante all’introduzione del Gotico Internazionale. A questa temperie appartengono opere caratterizzate da gusto sontuoso e raffinato apparato decorativo. Figura centrale è Michele Giambono, pittore e mosaicista. Altro protagonista è Jacobello del Fiore, autore di immagini di intensa raffinatezza decorativa e dolcezza espressiva. Il percorso documenta anche i confronti con la pittura centroitaliana, attraverso opere di Matteo Giovanetti, e con la cultura toscana nei cassoni con le Storie di Alatiel.

Accanto al Gotico Internazionale, emergono nuove influenze protorinascimentali e ferraresi, ben rappresentate dalla Pietà di Cosmè Tura, capolavoro di intensa poesia e monumentale pathos, e da opere che testimoniano il dialogo tra Venezia, Ferrara e Padova, fino alla svolta veneziana di Bartolomeo Vivarini, protagonista del passaggio dalla cultura tardogotica a quella rinascimentale.

Cosmè Tura, Pietà

La Sala delle Quattro Porte è uno dei pochi ambienti delle Procuratie Nuove ad aver conservato la struttura originaria tra XVI e XVII secolo, arredato con mobili d’epoca e sculture lignee quattrocentesche.

Il percorso prosegue con la ricca collezione di pittori fiamminghi del XV secolo, che testimonia l’intensità dei rapporti tra Venezia e il Nord Europa. Emerge fra tutti i dipinti l’Adorazione dei Magi firmata da Pieter Brueghel il Giovane, una delle varianti tratte dal celebre modello del padre, caratterizzata da un modo di comporre preciso e analitico, con una tecnica miniaturistica tale che alcuni particolari sono individuabili solo con la lente d’ingrandimento. Accanto ad essa si segnalano opere anonime di grande qualità, come la Madonna col Bambino attribuita a Dieric Bouts e le due portelle con l’Annunciazione e il Profeta Zaccaria e san Giuseppe.

La presenza di Antonello da Messina, attivo a Venezia tra il 1474 e il 1476, fu determinante per l’avvio della pittura rinascimentale veneziana. La Pietà, unica opera rimasta in città, conserva intatto il fascino del suo linguaggio figurativo, fondendo elementi fiamminghi e toscani.

Il percorso continua con opere di pittori fiamminghi e tedeschi tra la fine del XV e la prima metà del XVI secolo, ricche di simbolismo, minuzia descrittiva e intensità espressiva.

Antonello da Messina, Pietà

Il panorama pittorico veneziano del Quattrocento ha dei protagonisti di prima grandezza nei pittori della famiglia Bellini: Jacopo introduce a Venezia suggestioni rinascimentali maturate tra Firenze e l’Italia centrale, mentre Gentile si afferma come raffinato ritrattista della Serenissima. Giovanni Bellini, domina la scena lagunare del secondo Quattrocento, sviluppando un linguaggio pittorico innovativo, sensibile alle esperienze di Mantegna e Antonello da Messina, caratterizzato da monumentalità, profondità spirituale e attenzione al colore, come mostrano la Crocifissione, la Pietà e la Madonna col Bambino anche detta Madonna Frizioni.

Accanto a lui operano artisti quali Alvise Vivarini, Cima da Conegliano, Lorenzo Lotto, Bartolomeo Montagna e Marco Basaiti, che elaborano soluzioni autonome pur sensibili alla lezione del maestro.

Ampio spazio è dedicato a Vittore Carpaccio, grande pittore-narratore della Venezia tardo-quattrocentesca. Il celebre dipinto delle Due Dame Veneziane, databile tra il 1490 e il 1495, è ricco di riferimenti simbolici che alludono a virtù, fedeltà coniugale e nobiltà sociale. L’opera, un tempo interpretata come scena di cortigiane, raffigura invece due dame in attesa del ritorno dei mariti dalla caccia in laguna, come conferma il legame con la Caccia in laguna oggi al Getty Museum di Los Angeles. Completa la sezione il San Pietro Martire, testimonianza della fase tarda dell’artista.

Museo Correr, Sala dei Bellini

Il percorso segue una sequenza che accompagna il visitatore da Carpaccio e i pittori minori del Cinquecento fino alle arti applicate e alla Biblioteca. Alla fase giovanile di Vittore Carpaccio, intorno al 1489, è oggi assegnata con certezza la Madonna, il Bambino e San Giovannino, un tempo ritenuta copia, restaurata grazie al contributo di Save Venice Inc., che ne ha messo in luce le qualità pittoriche e il disegno sottostante. Alla fine del Quattrocento risale anche il Gentiluomo col berretto rosso, oggi ricondotto all’area ferrarese-bolognese. Accanto a questi compaiono opere di Lazzaro Bastiani e di pittori gravitanti nell’orbita belliniana, come Vincenzo da Treviso, Marco Marziale, Marco Palmezzano, Giovanni Mansueti e Pasqualino Veneto.

Segue la sezione dedicata ai pittori belliniani, con Gerolamo Santacroce, attivo a Venezia con una propria bottega, il figlio Francesco Santacroce e Boccaccio Boccaccino, oltre a sculture cinquecentesche e oggetti in avorio.

La visita prosegue con i Madonnari greci del XVI e del XVII secolo, testimoni dei rapporti tra Venezia e il Mediterraneo orientale: dalle opere giovanili di El Greco ai dipinti di Giovanni Permeniate, Emanuele Zane, Teodoro Pulakis e Michele Damaskinos, in cui tradizione bizantina e pittura veneziana convivono.

Chiudono il percorso le maioliche del XVI e del XVII secolo, rappresentative delle principali manifatture italiane, e la Biblioteca, con arredi settecenteschi, libri antichi e sculture.

Sala pittori minori del Cinquecento